L’impronta idrica, water footprint, misura la quantità di acqua utilizzata per produrre ciascuno dei beni e servizi che utilizziamo. Può essere misurata per un singolo processo, come la coltivazione del riso, per un prodotto, come un paio di jeans, per il carburante che mettiamo nella nostra auto o per un’intera azienda multinazionale.
L’impronta idrica può anche dirci quanta acqua viene consumata da un particolare paese, o a livello globale, in uno specifico bacino fluviale o da una falda acquifera.
La water footprint, a differenza del carbon footprint, è una misura dell’appropriazione di acqua dolce da parte dell’umanità in volumi di acqua consumata e/o inquinata.

Ciao sono Lisa Bertizzolo, blogger ecosostenibile.
Adoro leggere, coltivo un orto in divenire e mi diletto in autoproduzioni.
Da qualche anno mi occupo anche di consulenza e accompagnamento di fornitura di energia e gas da fonti rinnovabili per domestici, business ed aziende alto spendenti con necessità di garanzie all’origine per le loro certificazioni.
Tornando alla nostra water footprint, possiamo dire che ci consente di rispondere a un’ampia gamma di domande per aziende, governi e individui.
Ad esempio:
- dove si colloca la dipendenza idrica nelle attività o nella catena di fornitura della mia azienda?
- quanto sono efficaci le normative a proteggere le nostre risorse idriche?
- quanto sono sicure le nostre scorte di cibo o energia?
- posso fare qualcosa per ridurre la mia impronta idrica e aiutarci a gestire l’acqua sia per le persone che per la natura?
Come viene misurata la water footprint?
A seconda della domanda che ti poni, l’impronta idrica può essere misurata in:
- metri cubi per tonnellata di produzione
- per ettaro di terreno coltivato
- per unità di valuta e in altre unità funzionali.
La water footprint ci aiuta a capire per quali scopi le nostre limitate risorse di acqua dolce vengono consumate e inquinate.
L’impatto che ha dipende da dove viene prelevata l’acqua e quando.
Se proviene da un luogo in cui l’acqua è già scarsa, le conseguenze possono essere significative e richiedere un intervento.
A tale contesto è nato il il Water Footprint Network, un’organizzazione no-profit nata nel 2008 con l’obiettivo di incoraggiare un utilizzo equo dell’acqua dolce, ha sviluppato, in collaborazione con i suoi partner, il Global Water Footprint Standard, strumento volto a stabilire un metodo scientifico uniforme per misurare l’impronta idrica (detta anche water footprint) a livello globale.
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Le tre categorie idriche che formano la water footprint
La water footprint ha tre componenti: verde, blu e grigio.
Insieme, queste componenti forniscono un quadro completo dell’uso dell’acqua delineando la fonte di acqua consumata, sia come pioggia/umidità del suolo o acqua superficiale/di falda, e il volume di acqua dolce necessario per l’assimilazione degli inquinanti.
Adiamo a scoprirle nel dettaglio.
Water footprint verde
L’impronta idrica verde è l’acqua proveniente dalle precipitazioni che viene immagazzinata nella zona delle radici del suolo ed evaporata, traspirata o incorporata dalle piante.
È particolarmente rilevante per i prodotti agricoli, orticoli e forestali, anche per l’agricoltura pluviale, dove le colture dipendono principalmente dalle precipitazioni naturali.
Water footprint blu
L’impronta idrica blu è l’acqua che è stata ricavata da risorse idriche superficiali o sotterranee ed è evaporata, incorporata in un prodotto o prelevata da un corpo idrico e restituita a un altro, o restituita in un momento diverso.
L’agricoltura irrigua, l’industria e l’uso domestico di acqua possono avere ciascuno un’impronta idrica blu.
Water footprint grigia
L’impronta idrica grigia è la quantità di acqua dolce necessaria per assimilare gli inquinanti per soddisfare specifici standard di qualità dell’acqua.
L’impronta idrica grigia considera l’inquinamento da fonte puntiforme scaricato in una risorsa di acqua dolce direttamente tramite una tubatura o indirettamente tramite deflusso o lisciviazione dal suolo, superfici impermeabili o altre fonti diffuse.

Il calcolo della water footprint secondo la norma ISO 14046
Assolutamente! Ecco una combinazione delle tre proposte, cercando di creare un paragrafo ancora più completo e coinvolgente:
La norma ISO 14046 offre un quadro rigoroso e standardizzato per quantificare e valutare l’impronta idrica di prodotti, processi e organizzazioni.
Basandosi sull’analisi del ciclo di vita LCA (Life Cycle Assessment) , questa norma considera l’intero percorso di un prodotto, dalla culla alla tomba, analizzando il consumo e l’inquinamento idrico ad ogni stadio.
In questo modo, è possibile comprendere l’impatto complessivo sull’acqua, sia in termini di quantità prelevate che di qualità deteriorata e individuare le fasi del ciclo di vita più critiche.
L’ISO 14046 rappresenta uno strumento fondamentale per le aziende che desiderano misurare e ridurre il proprio impatto ambientale legato all’acqua, consentendo di comparare prodotti e processi, identificare le aree di miglioramento e comunicare la sostenibilità.
Inoltre, la valutazione dell’impronta idrica può supportare le aziende nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati all’acqua e alla produzione e consumo responsabili.
Per esempio, un’azienda tessile potrebbe scoprire che la maggior parte dell’acqua viene utilizzata nella coltivazione del cotone. Grazie a questa informazione, potrebbe decidere di utilizzare fibre alternative a minor impatto idrico o di implementare pratiche agricole sostenibili.
Fasi dell’iter di uno studio LCA
- FASE DI DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI E DEL CAMPO DI APPLICAZIONE (IN INGLESE FASE DI GOAL AND SCOPE DEFINITION): le attività che vengono svolte in questa prima fase sono quelle di capire il motivo per cui è necessario eseguire un’analisi della water footprint. I motivi possono essere diversi, dalla riduzione del consumo di acqua all’efficenza dell’utilizzo delle risorse, alla valutazione degli impatti ambientali. Dopo aver circoscritto l’obiettivo del lavoro, è possibile delimitarne anche il campo di applicazione, esplicitando ad esempio quali processi e attività includere nello studio e l’importanza di tali inclusioni.
- RACCOLTA DEI DATI DI INVENTARIO DEL CICLO DI VITA(IN INGLESE FASE DI LIFE CYCLE INVENTORY): consiste nella raccolta e certificazione dei dati di tutti i processi in cui viene raccolta e utilizzata l’acqua (es. volume di acqua utilizzata per il raffreddamento oppure per la cottura oppure per l’irrigazione). Per ogni processo, vengono poi quantificati i relativi flussi idrici, misurando e registrando i volumi di acqua blu, verde e grigia utilizzati.
- VALUTAZIONE DELL’IMPATTO DEL CICLO DI VITA (IN INGLESE FASE DI LIFE CYCLE IMPACT ASSESSMENT): questa fase analizza approfonditamente il percorso di un prodotto, da quando nasce fino a quando viene smaltito, per identificare ogni punto in cui l’acqua viene utilizzata e come ciò impatta sull’ambiente. Attraverso modelli specifici, si quantificano gli effetti potenziali sull’approvvigionamento idrico e sulla purezza dell’acqua, offrendo una visione completa dell’impronta idrica.
- INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI (IN INGLESE FASE DI INTERPRETATION): durante questa fase vengono analizzati i dati raccolti. Si verifica che i dati raccolti soddisfino gli obiettivi delineati nella prima fase e se ci sono punti critici sull’utilizzo dell’acqua nelle varie fasi di processo. Dopo aver valutato si può intervenire per migliorare i punti critici, utilizzando tecnologie adeguate, riciclo dell’acqua o fonti di acqua alternative.

5 vantaggi per calcolare la water footprint secondo la norma ISO 14046
- MIGLIORAMENTO DELL’EFFICENZA IDRICA. L’analisi dell’impronta idrica offre alle aziende uno strumento prezioso per comprendere a fondo il proprio consumo d’acqua e identificare le fasi dei processi produttivi in cui si verificano maggiori inefficienze. Agendo su questi punti critici, è possibile ottimizzare l’uso dell’acqua, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza complessiva.
- SUPPORTO ALLE DECISIONI AMBIENTALI. L’analisi e il calcolo della water footprint ricopre un ruolo fondamentale in fase di decisioni aziendali riguardo all’utilizzo di specifiche tecnologie, quindi di opportuni investimenti, oppure di riduzione di sprechi nelle varie fasi di processo. È una bussola da seguire per portare le aziende al più basso impatto ambientale.
- VANTAGGIO COMPETITIVO. Le aziende che prendono un impegno concreto nella salvaguardia dell’ambiente hanno una maggiore possibilità di aprire nuovi mercati e attirare l’attenzione di cittadini e clienti attenti all’impatto amnientale delle proprie azioni e al preservare quelle che sono le risorse idriche.
- TRASPARENZA E COMUNICAZIONE. La norma ISO 14046 permette alle aziende di avere una comunicazione trasparente e concreta riguardo le proprie performance idriche migliorando la propria reputazione aziendale.
- RIDUZIONE DEGLI IMPATTI AMBIENTALI. Per ultimo, ma non per importanza, è appunto ridurre l’impatto ambientale idrico, la salvaguardia di tutto l’ecosistema e la mitigazione dei rischi associati ai cambiamenti climatici.
L’impronta idrica, come hai potuto capire, rappresenta un indicatore cruciale per comprendere il nostro impatto sull’acqua, una risorsa sempre più scarsa a livello globale.
Ridurre la propria impronta idrica è un impegno che coinvolge tutti: individui, aziende e istituzioni.
Calcolare e ridurre l’impronta idrica non solo è fondamentale per la sostenibilità ambientale, ma offre anche significativi vantaggi economici alle imprese.
Adottare comportamenti più consapevoli, investire in tecnologie efficienti e promuovere politiche pubbliche mirate sono passi indispensabili per garantire un futuro sostenibile per questa risorsa vitale.
Solo attraverso un’azione collettiva possiamo proteggere l’acqua e costruire un mondo più equo e prospero per le generazioni future.
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